Essa sembra essere stata in origine una chiesa cimiteriale, presumibilmente a navata unica, sorta accanto ad una necropoli del II-III secolo d.C. Sotto il Pontificato di Papa Bonifacio IX (1389-1404), quando la chiesa era retta dai monaci della regola benedettina, essa fu oggetto di cambiamenti strutturali, sostenuti economicamente anche dallo stesso Papa Bonifacio IX, di transito a Foligno nel 1392, il quale concesse ai monaci varie indulgenze per sostenere la prosecuzione dei lavori. Fu allora che la chiesa prese il titolo di Santa Maria Maggiore, nel senso di chiesa matrice rispetto alle altre chiese innalzate sotto il titolo di Maria nella diocesi di Foligno (nei documenti tale chiesa è ricordata dapprima come Santa Maria de Fulginea, nel 1138, e poi come Santa Maria de Campis, nel 1188). Da segnalare, in ricordo della visita del Papa, sulla facciata della chiesa, oltre alla data MDCLXIX sul basamento di una colonna del portale, lo stemma di Papa Bonifacio IX, al di sopra della porta laterale sinistra.
Complessa appare la vicenda strutturale della chiesa: una ristrutturazione è documentata nella prima metà del XIV secolo, nuovi restauri nell’ultimo Trecento, negli anni Sessanta del XVII secolo e nel 1740. Ancora sostanziali modifiche strutturali furono apportate con la ricostruzione fatta nel 1849, in seguito al terremoto del 1832, occasione nella quale fu diminuito il presbiterio, rimpiccolito l’altare ed eliminato lo spazio del coro.
Nel corso del XIX secolo molti degli affreschi furono danneggiati dalle modifiche apportate: una scala appoggiata alla parete sinistra della seconda cappella della navata sinistra ne rovinò l’affresco; anche gli affreschi della terza cappella della navata sinistra sono tutti andati perduti perché la cappella fu adibita ad uso cucina; nella quarta cappella della navata sinistra, oggi spazio per l’organo, ma in passato utilizzata come sacrestia, furono eliminati i costoloni della volta a crociera ed imbiancati gli affreschi, dei quali attualmente solo uno è tornato alla luce.
La chiesa si presenta oggi a tre navate, con la navata centrale coperta da una volta a botte su pilastri archivoltati e le due laterali con un soffitto piano in legno. Questa struttura è l’esito di un intervento realizzato negli anni Cinquanta del Novecento con il quale si è giunti al ripristino dei caratteri gotici della chiesa, alla riapertura delle due porte laterali della facciata, al recupero della quarta cappella della navata sinistra con lo spostamento della sacrestia in spazi di nuova costruzione, alla demolizione del campanile (innalzato nel 1858 circa) che poggiava sopra l’ultima cappella della navata sinistra, in modo da farne riemergere la decorazione. Un nuovo campanile, collocato sul lato destro, è stato edificato nel 1959.
Entrando è possibile ammirare nella navata sinistra della chiesa la pila dell’acqua santa, preziosa opera marmorea datata al 1649, come evidenziato dall’incisione sul basamento. Ancora, sempre sulla navata sinistra, i due affreschi parietali: una Madonna del Latte tra i santi Pietro e Paolo, alla cui sinistra è affrescato il Beato Pietro Crisci (1243 ca.- 1323, uno dei cosiddetti “santi folli”, convertitosi a trent’anni vendendo i suoi beni ed abitando nella cattedrale di Foligno dove aiutava nei servizi più umili); e alla cui destra è affrescato un santo, ora acefalo, da identificare probabilmente con S. Bernardo da Chiaravalle. Questa opera è di un pittore folignate, definito da Filippo Todini “affine a Cristoforo di Jacopo”, della seconda metà del XV secolo; l’altro affresco è un Sant’Antonio abate, risalente al 1483, forse del Maestro dell’Incoronazione di Montefalco o di Cristoforo di Jacopo. Nella parete opposta è raffigurato, tra due archi di accesso, San Rocco, affresco risalente al 1497 ed anch’esso di incerta attribuzione.
A sinistra si apre la Cappella commissionata dallo speziale Pietro di Cola d’Andreuccio delle Casse, morto presumibilmente nel 1458 ed abitante nel quartiere della Mora. Egli nel 1452 lasciò per testamento al figlio Antonio l’impegno di edificare e decorare una cappella, dando egli stesso avvio alla sua costruzione. La cappella è adorna di dipinti murali eseguiti tra il 1454-6 e il 1460 da pittori folignati. Si ricordano: la Crocifissione, con la Maddalena, Maria, San Giovanni e angeli e, a lato, Ritratto del committente; la Navicella di San Pietro, desunta dal celebre mosaico di Giotto nella basilica romana di San Pietro (parete di fronte); l’Annunciazione con in basso Santa Lucia e Sant’Elena (parete sinistra), San Cristoforo (pilone tra i due archi) ed ancora San Lorenzo, San Pietro, Sant’Apollonia, San Bernardino, San Sebastiano, Sant’Amico, San Giacomo Maggiore e altro santo (nei sottarchi).
L’attribuzione dei dipinti di questa cappella è tuttora molto dibattuta. Filippo Todini, che definisce questa decorazione “uno dei testi più alti del Quattrocento folignate”, la attribuisce ad un anonimo artista, definito Maestro di Cola delle Casse, in collaborazione con il Maestro della Crocifissione di Bevagna; Elvio Lunghi contesta, invece, l’esistenza di tale Maestro ed individua in Pierantonio Mezzastris l’autore della Crocifissione e in Pietro di Mazzaforte l’autore delle figure dei sottarchi. Infine Bruno Toscano attribuisce a Mezzastris, coadiuvato da due anonimi pittori di cultura ancora tardogotica, la maggior parte di questi affreschi, che definisce una delle più preziose testimonianze del rinnovamento pittorico in atto a Foligno intorno alla metà degli anni Cinquanta del XV secolo.
La decorazione della seconda cappella risale ai primi decenni del XV secolo ed è concordemente assegnata a Giovanni di Corraduccio. Sulla parete destra è affrescata una Crocifissione con la Vergine, la Maddalena e San Giovanni Evangelista, attorniati da una moltitudine di personaggi. Sulla parete di sinistra è rappresentato Sant’Antonio Abate in trono con committenti, contorniato da sei riquadri che rappresentano altrettanti momenti della vita del santo. Nella volta, parzialmente cancellati e molto deteriorati, I quattro evangelisti e santi. Quasi del tutto perduta la decorazione della parete dell’altare, di cui rimane solo, a sinistra, la figura di Santo Stefano e, a destra, una Madonna col Bambino, ora coperta in parte da una tavola rappresentante San Benedetto. All’interno di questa cappella è deposta, sopra l’altare, l’urna con la statua della Madonna Bambina (XVIII secolo), di cui si celebra la festa l’8 settembre. La chiesa, infatti, è sempre stata legata al culto della Vergine.
La decorazione originaria della terza cappella è andata perduta, fatta eccezione per due frammenti della parete in fondo a sinistra e nel sottarco. Gli affreschi ora visibili sono stati realizzati, invece, nel 1957 da Ambrogio Fumagalli dopo che all’ambiente, impropriamente utilizzato nei decenni successivi all’Unità d’Italia a scopo profano, fu restituita la sua originaria destinazione; sulla parete destra è rappresentata La celebrazione della morte del beato Bernardo Tolomei (1272-1348), fondatore dell’ordine Olivetano; sulla parete sinistra L’incontro tra Sant’Antonio da Padova e Ezzelino Romano e la sua conversione; sulla parete di fondo Il Beato Tolomei in preghiera con Sant’Antonio da Padova e a destra il ritratto dell’olivetano Domenico Schernardi (1915-1979), priore del convento all’epoca dei lavori. Nelle vele della volta si vedono Raffigurazioni del Beato Tolomei.
Un grande vano, il transetto della chiesa trecentesca, un tempo cappella e fino all’inizio del XIX secolo sacrestia, si apre in fondo alla navata sinistra. Oggi vi si può ammirare un grande organo e, nella parete che lo fiancheggia, un ciborio in pietra, ricomposto da Mons. Michele Faloci Pulignani. Alla destra del ciborio un affresco raffigurante Madonna in trono col Bambino tra S. Francesco, S. Antonio da Padova e S. Antonio Abate con l’epigrafe “QUESTE FIGURE LA FACTE FARE LI REDI DE FACHINU DE SANTO RACHIO PER LORO DIVOTIONE. 1507”. Questo affresco è attribuito da Elvio Lunghi ad Ugolino di Gisberto, seguace di Nicolò Alunno accanto al quale lavorò come garzone nella bottega di Pietro di Mazzaforte nell’anno 1458; da Filippo Todini è, invece, segnalato tra gli “Ignoti folignati della seconda metà del XV secolo”.
Alla destra dell’organo si apre la cappella di S. Marta, fatta costruire dal Vescovo Paolo Trinci nel 1330, proprio sotto il titolo di S. Marta Vergine Ospite di cristo Nostro Signore. La cappella fu poi rinnovata nel 1373 da Trincia e Corrado Trinci, nel 1458 fu di nuovo dipinta da Nicolò Alunno con Crocifissione, S. Giovanni e Storie di S. Tommaso Apostolo e, dal 1515, venne danneggiata venendo utilizzata come una rimessa della chiesa. Essa fu riscoperta nel XX secolo, dopo essere rimasta occultata sotto la cella del vecchio campanile, conservando fortunatamente parte degli affreschi quattrocenteschi, che raffigurano: Crocifissione (parete di fondo); Storie di S. Tommaso Apostolo, dal racconto della Legenda Aurea (pareti laterali); Annunciazione (parete di sinistra, in alto); S. Caterina d’Alessandria, S. Lucia e S. Bernardo di Chiaravalle (sottarco di ingresso).
Gli affreschi di questa cappella sono trattati dallo storico dei Trinci Durante Dorio in una glossa segnata in margine ad una edizione delle Vite de’ pittori scultori architetti…di Giorgio Vasari di sua proprietà e sono menzionati anche dallo Jacobilli nella sua Cronica. L’ultimo restauro risale al 2004 ed ha permesso di individuare, grazie al ripristino della pellicola pittorica, la presenza di più mani, probabilmente quattro o cinque, nell’esecuzione di tali affreschi: oltre la mano di Nicolò Alunno, Elvio Lunghi propone anche la presenza di quella di Pietro di Mazzaforte e di Bartolomeo di Tommaso, facendo questi artisti parte di un équipe che ha, inoltre, coinvolto anche artisti non originari di Foligno.
Nella cappella adiacente è ora custodito il Santissimo Sacramento, per cui prende il nome di cappella del SS. Sacramento. Nella parete destra si può osservare quanto resta di una Ascensione del XV secolo e in quella di sinistra un’Ultima Cena, probabilmente del XVI secolo, ma forse ritoccata. Sulla parete di fondo, in finte nicchie, le immagini di S. Benedetto a sinistra e del Beato Bernardo Tolomei a destra, affresco di scuola umbra (1640); nelle vele della volta Evangelisti e Dottori della Chiesa (XV secolo).
Lungo la parete della navata destra si possono osservare tre affreschi frammentari del XV secolo. Sopra la porta di accesso alla sacrestia è raffigurata una Crocifissione, databile al XIV secolo, ma di difficile attribuzione. Si osserva poi una Madonna della Misericordia con S. Rocco e S. Caterina d’Alessandria, secondo Filippo Todini opera del Maestro dell’Incoronazione di Montefalco mentre secondo Elvio Lunghi opera di Cristoforo di Jacopo.
Più oltre, in basso a destra, troviamo una Madonna in trono col Bambino e a sinistra una Crocifissione. Sotto la Crocifissione è incassata una lapide sepolcrale con la figura giacente di Pietro Lodam, morto nel 1449, abate dell’abbazia di S. Giovanni in Peneclaria, scomparsa quando venne costruita la fortezza di Ancona, a metà del XV secolo.
Al di sopra è dipinto S. Michele Arcangelo e l’Agnello Mistico e ai lati la storia dell’Annunciazione. L’intero affresco è, secondo Todini, opera del Maestro di Fossato, anonimo artista di cultura umbro-marchigiana, parzialmente influenzato da Giovanni di Corraduccio ed operante in area gualdese e folignate nella prima metà del XV secolo.
Incastonata nella parete di fronte la lapide sepolcrale di Tonno di Giacomo Tonni di Cerreto da Spoleto, morto nel 1485, benefattore della chiesa.
Sul fondo della navata è collocata la porta di accesso al chiostro, sormontata da un’architrave in pietra che reca, tra le cifre dell’anno 1487, lo stemma dei monaci del Corpo di Cristo, ossia due angeli che reggono un calice.
L’adiacente chiostro è a pianta quadrata ed ogni lato presenta tre archi a tutto sesto sorretti da colonne in laterizio. Su tre lati corre un porticato, le cui pareti sono decorate con un ciclo di affreschi che dedicato alla Vita del Beato Bernardo Tolomei, eseguito nel 1963 da Lino Dinetto, pittore veneto. Gli episodi si realizzano attraverso quattordici scene che partono dalla parete vicino alla sacrestia e proseguono lungo tre dei quattro lati del chiostro (Nascita ed infanzia del Beato; Giovinezza; Opere caritative; Il ritiro ad Accona e la costruzione di Monte Oliveto; La visione della Scala Santa; La ricevuta della regola dalla Vergine e la visita ad Avignone; La vestizione monastica; La rinuncia all’abbaziato; La resurrezione di un muratore e l’assistenza agli appestati; La morte; La gloria). Il Beato Bernardo, rampollo della famiglia nobile senese Tolomei, coltissimo, nel 1313 decise di ritirarsi a vita eremitica. Nella solitudine di Accona, egli vestì l’abito bianco come simbolo di devozione alla Vergine. Nel 1319 abbracciò la regola di S. Benedetto e fondò il primo nucleo del monastero di Monte Oliveto Maggiore, abbandonando la vita eremitica; morì, insieme ad ottanta dei suoi confratelli, durante la peste del 1348, dopo aver aiutato i bisognosi.
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Accessibilità

Le persone disabili che arrivano in auto possono parcheggiare davanti all’Abbazia, dove ci sono posti auto riservati. Gli ingressi rilevati sono due: hanno alzata gradino esterno di cm 10, pedata di cm 20 e un gradino interno di cm 7, superabile con una rampa mobile in legno. La visita all’interno è parzialmente accessibile: per visitare gli spazi dell’altare e quelli posti dietro di esso occorre superare un gradino che ha un’alzata di cm 23. Il servizio igienico riservato alle persone con disabilità è situato nel Convento adiacente all’Abbazia (occorre chiedere al parroco o al custode della chiesa per l’eventuale apertura della porta di accesso al Convento).

Chiesa di S. Maria in Campis

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